Si dice, dopo la guerra ci sarà la pace, ma non possiamo invece economizzare vite e distruzioni, evitando la guerra? Uomini e donne di pace usano un linguaggio diverso da quello delle armi. È fondamentale che i protagonisti possano vedersi in faccia, possano discutere, negoziare, trovare un compromesso. È così che avremo un inizio di soluzione». Nzapalainga porta a confronto la sua esperienza: «Io sono andato a discutere con i ribelli, con i nemici, per dire loro di deporre le armi. Bisogna trattare con i nemici. Mi auguro che succeda anche per questo conflitto, che si vada verso una situazione di pace». RUSSI E RWANDESI Dopo un breve periodo di calma, a inizio 2016, durante il quale sono state realizzate le elezioni che hanno portato alla presidenza Faustin-Archange Touadera, i gruppi ribelli, riorganizzati sotto altre forme, hanno ripreso della fraternità e del perdono verso gli altri. Questo gesto è rimasto in noi, e oserei dire che Bangui è diventata capitale spirituale del mondo. Noi, musulmani, protestanti e cattolici, ci siamo detti: “Questo è il messaggio di un uomo di Dio che ci invita a vivere la nostra spiritualità”. È stata l’inizio della salvezza per il popolo centrafricano». UCRAINA, UN’ALTRA GUERRA Chiediamo a monsignor Nzapalainga cosa pensa della guerra in Ucraina. «Non auguro una guerra a nessuno e a nessun popolo. Quando arriva è la distruzione, la sofferenza, la morte. Dio ci ha creati per la vita e per vivere insieme. Ma ascolto sovente alla televisione dire che bisogna dare più armi agli ucraini perché si possano difendere, invece non sento dire che bisogna toccare i cuori degli uomini e delle donne che hanno preso le armi affinché possano vedere gli altri come fratelli e sorelle. a combattersi. A fine 2016 il contingente francese dell’operazione Sangaris, presente dall’inizio della crisi, è stato ritirato. A loro sono subentrati mercenari russi, come il gruppo Wagner e, infine, il Rwanda, con il suo esercito, sempre interessato a estendere la propria influenza nei paesi ricchi di minerali preziosi. Entrambi gli interventi sono stati sollecitati da Touadera, nel 2020 (cfr. MC maggio 2021, pag. 57). Il presidente è stato poi rieletto a gennaio 2021 per un secondo mandato. Nel frattempo la guerra è continuata, ma l’intervento di questi due attori esterni in appoggio all’esercito regolare ha ribaltato la situazione. Oggi il governo controlla l’80% del territorio, e il restante 20% è in mano ai ribelli. Prima era l’esatto contrario. Il cardinale vede oggi qualche segno di speranza nel paese, ma ci conferma che si tratta di una situazione molto precaria. Marco Bello * CENTRAFRICA 28 agosto-settembre 2022 MC Qui: la copertina della biografia del cardinale Nzapalainga: «La mia lotta per la pace. A mani nude contro la guerra in Centrafrica», con Laurence Desjoyaux, Libreria editrice vaticana, 2022. | Sopra: miliziani del gruppo anti-Balaka davanti a una casa distrutta dai Seleka, nella città di Bouca (2014). * " «Io sono andato a discutere con i ribelli, i nemici, per dire loro di deporre le armi». Archivio MC • Ribelli, mercenari ed eserciti, Marco Bello, maggio 2021. • Solo Dio può salvare il Centrafrica, Federico Trinchero, agosto 2018. © Issouf Sanogo / AFP
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