Missioni Consolata - Novembre 2020

microplastiche e nanoplastiche nei nostri organi e tessuti . Un team di ricerca dell’Univer- sità statale dell’Arizona, grazie ad una tecnica di imaging chia- mata spettrometria -Raman, per la prima volta ha analizzato 47 campioni prelevati da diversi organi di persone decedute, tra cui fegato, polmoni, milza e reni, trovandoli tutti positivi per la presenza di microplastiche e di nanoplastiche. Al momento non sappiamo ancora quali siano gli effetti della presenza delle mi- croplastiche e delle nanoplasti- che sulla salute umana, ma le problematiche come infertilità, infiammazione e cancro riscon- trate nei modelli animali non fanno presagire alcunché di buono. MISURE INSUFFICIENTI È evidente che non possiamo più limitarci al riuso della pla- stica, alla raccolta differenziata e al suo riciclo (che non può proseguire all’infinito, come quello del vetro o dei metalli). È indispensabile limitarne la pro- duzione , sostituendola con ma- teriali completamente biodegra- dabili, perché per quanto siano stati messi a punto dei metodi di cattura delle plastiche galleg- gianti nei fiumi, per impedire che esse raggiungano il mare e di eliminazione delle micropla- stiche (peraltro ancora a livello sperimentale) dalle acque, non sarà mai possibile ripulire le ac- que e i fondali di tutto l’oceano (anche perché ancora in gran delle specie ittiche pelagiche del Pacifico settentrionale e nel 36% delle specie mesopelagi- che e demersali costiere (come halibut e platessa) dell’Atlantico. Particolarmente problematici dal punto di vista del ritrova- mento di microplastiche e mi- crofibre nello stomaco dei pesci si sono rivelati gli estuari dei fiumi. In queste aree, i pesci bentonici, che si nutrono dei se- dimenti sui fondali, risultano le specie più colpite. In questi am- bienti sono particolarmente ac- centuati i rapporti di predazione, con l’inevitabile conseguenza del fenomeno della biomagnifi- cazione , per trasferimento degli inquinanti tossici dalle specie di piccola taglia ai predatori di maggiori dimensioni. Tra le specie di pesci, che com- paiono comunemente sulle no- stre tavole, sono risultate conta- minate da ftalati le sardine ( Sarda sarda ), le acciughe euro- pee ( Engraulis encrasicolus ), le triglie di scoglio ( Mullus surmu- letus ), i merlani comuni ( Merlan- gius merlangus ). Naturalmente il processo di bio- magnificazione continua in tutte le specie di uccelli, rettili e mammiferi che si nutrono di pe- sci contaminati. Sono state rin- venute fibre plastiche nell’appa- rato digerente e sostanze tossi- che nel tessuto adiposo di orsi polari, foche e cetacei. Poiché all’apice della catena ali- mentare ci sono i grandi preda- tori e tra questi l’uomo, era ine- vitabile trovare prima o poi le malmente costituita. Tra le prime possono figurare anche il Ddt e i pesticidi, finiti più o meno accidentalmente in ac- qua. Tra i costituenti della pla- stica, quelli che vengono mag- giormente trasferiti dalle micro- plastiche e che risultano parti- colarmente pericolosi per la no- stra salute sono gli ftalati . Que- ste sostanze trovano impiego nella fabbricazione delle mate- rie plastiche in Pvc, perché ne migliorano la modellabilità e la flessibilità. Essi hanno inoltre di- versi altri impieghi poiché con- sentono la persistenza dello smalto sulle unghie, quella del profumo nei deodoranti e quella della pigmentazione delle ver- nici. Data la loro elevata tossi- cità, la loro concentrazione nei giocattoli e negli articoli di pue- ricultura, spesso messi in bocca dai bambini piccoli, a livello eu- ropeo non può superare lo 0,1% (Dir. 2005/84/Ce). Tra gli ftalati più pericolosi per la salute ripro- duttiva, in quanto interferenti endocrini, ci sono il Dehp o fta- lato di bis (2-etilesile) e il pro- dotto della sua idrolisi o Mehp, cioè mono (2-etilesile) ftalato. Inoltre, il Dbp o ftalato di dibutile e il Bbp o ftalato di butilbenzile. LA BIOMAGNIFICAZIONE Pericolosissimo è il cosiddetto effetto cocktail dovuto sia al bioaccumulo, causa di una mag- giore concentrazione, sia alla mescolanza di più sostanze tos- siche, che comportano una tos- sicità ancora più marcata. In molti organismi marini sono stati riscontrati alterazione riprodut- tiva e dello sviluppo e diminu- zione della sopravvivenza. La prima osservazione dell’inge- stione di microplastiche da parte di sei differenti specie di pesci risale al 1990. Le specie maggiormente colpite da que- sto fenomeno sono quelle planctofaghe. Sono stati rinve- nuti frammenti plastici nel 35% 64 novembre 2020 MC nostra madre terra © Ecogreenlove - Pixabay

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