Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2017

GENNAIO/FEBBRAIO2017 MC 81 Librarsi È un libro che si legge con piacere. Scritto bene, ben organizzato (e quindi facilmente consulta- bile), pieno d’informazioni e anche di aneddoti e curiosità, e addirittura di ricette. La Milano multietnica descritta dagli autori Donatella Ferrario e Fabrizio Pesoli è una città ricca di stori a per- ché ricca di stori e , quelle «dei nuovi milanesi - si legge nel risvolto di copertina -: gli immigrati che, ormai da di- verse generazioni, hanno intrecciato la loro cultura di origine con quella della società che li ha accolti». STORIE DI COMUNITÀ Ogni capitolo parla di una «comunità straniera» raccon- tandone la presenza in città, dalle origini a oggi. Si viene a scoprire ad esempio che il primo gruppo di cinesi, composto da alcune decine di venditori ambulanti «di collanine e chincaglierie», tutti maschi, si stabilì tra le vie Canonica, Bramante e Paolo Sarpi verso la fine degli anni ’20, e che la maggior parte di loro non proveniva di- rettamente dalla Cina, ma da Parigi, dove si erano trasfe- riti durante la Prima Guerra Mondiale, quando la Fran- cia aveva reclutato circa 140mila lavoratori cinesi e indo- cinesi da impiegare nell’industria bellica. Si viene a sa- pere anche che l’attuale comunità bengalese in Italia è la seconda in Europa dopo quella del Regno Unito, nono- stante la sua presenza sia iniziata solo dopo il 1990, e che i suoi settori di impiego - dopo l’iniziale gavetta che gene- ralmente avviene nella vendita ambulante di bigiotteria, ombrelli, oggettistica e fiori - sono l’industria (28,3%), il commercio (26,9%), i servizi alberghieri (20,2%) e che in essa è molto diffusa l’impresa privata: nel 2014 erano 1.790 le imprese con titolari bengalesi nella sola Milano. Rispetto alla comunità rom e sinti si viene guidati attra- verso i secoli per scoprire che i primi Rom arrivarono in Italia, probabilmente, nel XIV secolo, e che da subito fu- rono, come oggi, oggetto di leggi e pratiche discriminato- rie e persecutorie: il primo bando della città di Milano contro di loro fu del 1493, e la storia purtroppo si ripete. Oltre alla descrizione dello sviluppo delle singole comu- nità straniere a Milano, il libro allarga lo sguardo alla sto- ria dei loro paesi di provenienza, e quindi alle motiva- zioni - diverse nelle diverse fasi storiche dei singoli paesi - che hanno spinto in passato e spingono oggi molte per- sone a emigrare verso l’Italia: il regime oppressivo e vio- lento dell’Eritrea, la guerriglia di Sendero Luminoso del Perù, la dittatura comunista di Nicolae Ceausescu e la povertà della Romania, e così via. LA PAROLA AI «NUOVI MILANESI» Il racconto storico viene poi arricchito dalla descrizione di usanze, piatti, feste, e da interviste a persone comuni o impegnate in associazioni culturali o di volontariato. Nel capitolo dedicato alla presenza cinese ad esempio leggiamo le parole di Alessandro Cheung, giovane pro- prietario del ristorante Oren in zona Fiera e vicepresi- dente dell’Uniic (Unione imprenditori Italia Cina), che racconta: «Mi dicono: “Sai benissimo l’italiano”. E vor- rei ben vedere… sono nato qui, e al liceo ci hanno fatto una testa così con la grammatica! […] Siamo una gene- razione fortunata perché abbiamo avuto degli apripista. Il mio bisnonno è arrivato a Milano da solo, negli anni ’20, poi nel ’60 mio nonno, mio papà nel 1970». Le parole di Ardavast Serapian, pa- drone delle pelletterie Serapian, si tro- vano invece nel capitolo intitolato Ar- menia : «Mio padre era armeno, mia madre italiana, io sono nato a Milano e ho studiato alla Bocconi. L’armeno lo capisco un po’, ma non lo parlo perché in casa si usava l’italiano. […] Mio padre Stefano, nato in Turchia, era sfuggito ai massacri del 1915 (dei turchi ai danni degli Armeni, ndr ) e dopo mille vicissitudini era giunto in Italia (all’età di 15 anni) con suo fratello Aramays nel 1922». DIRE «COMUNITÀ» È ALTRO DA DIRE «STRANIERI» Il criterio scelto dagli autori per decidere le 15 comunità di cui indagare la storia a Milano tra le 160 nazionalità presenti oggi è stato quello di selezionare le prime dieci per numero di immigrati nel 2015 - Filippine, Egitto, Cina, Perù, Sri Lanka, Romania, Ecuador, Ucraina, Ma- rocco, Bangladesh -, più altre cinque particolarmente le- gate alla storia della città - Armenia, Senegal, Eritrea, comunità ebraica e comunità rom e sinti -. Qui vale forse la pena di fare un breve ragionamento sui termini «immigrati» e «comunità etniche o straniere» spesso usate in modo interscambiabile, purtroppo anche nel libro di cui parliamo. Quando Milano multietnica cita il dato dei 250mila cittadini stranieri presenti in città, si ri- ferisce agli «immigrati», a quelle persone cioè che sono prive della cittadinanza italiana. Quando invece parla Un viaggio in giro per il mondo in una sola città Milano multietnica «Con oltre 250mila cittadini stranieri provenienti da 160 differenti nazioni, il capo- luogo lombardo è da tempo in linea con l’evoluzione di tutte le grandi metropoli europee e occidentali. Questo libro tenta di tracciare una mappa della Milano multietnica del terzo millennio» 1 . PRENDI IL LIBRO E MANGIA di Luca Lorusso

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