Missioni Consolata - Giugno 2016

48 MC GIUGNO 2016 consolazione per un gruppo di cristiani che, certa- mente, non sono maggioranza, ma sono presenza e fraternità. Inoltre a Caracas, oltre alla parrocchia di Cara- pita, abbiamo la Casa regionale, con un centro per l’Animazione missionaria vocazionale (Amv). La casa regionale è un pochino originale in quanto non rappresenta lo stile delle solite case regionali, luogo di uffici e di organizzazione, ma è proprio la casa di tutti e dove tutti possono trovare un letto per dormire, un pasto da condividere e qualcuno che ascolta i loro problemi. E quando dico tutti vo- glio dire tutti, non soltanto i missionari. L’impegno missionario è attivamente condiviso con i laici della Consolata e con gli amici della Consolata, un’esperienza importante che vale la pena di far conoscere. Tucupita Tra tutte queste nostre presenze merita un ri- cordo particolare quella in mezzo agli indigeni. Abbiamo un’équipe di cinque missionari di di- verse nazionalità che lavorano in due comunità di- stinte a Tucupita: una nella città stessa, dove gli indigeni si trasferiscono in tempi difficili o alla ri- cerca di qualsiasi tipo di lavoro, e l’altra, la Comu- nidad Apostólica de Nabasanuka, nella Parroquia Divina Pastora de Araguaimujo , nel Delta Amacuro dove gli indigeni Warao vivono su palafitte pian- tate in riva al fiume. Il Delta Amacuro è uno degli stati del Venezuela. È situato nella parte orientale del paese nella valle dell’Orinoco e confina a Nord con l’Oceano Atlan- tico, a Sud con lo stato di Bolívar, a Est con l’O- ceano Atlantico e la Guyana e a Ovest con lo stato di Monagas. Forma, con gli Stati Bolívar e Amazo- nas, una macroregione nota come Guyana vene- zuelana. Circa la metà della superficie dello stato (20.000 km² su un totale di 40.200) è occupata dal vasto delta del fiume Orinoco all’interno del quale si trovano numerosissime isole formate da depo- siti alluvionali e separate fra di loro da diversi ca- nali navigabili. I n queste due comunità i nostri missionari, con l’aiuto di molti volontari, amici, collabora- tori e laici della Consolata, cercano di essere punto di riferimento, segno di consolazione, casa di speranza. È impressionante quante per- sone riescano a coinvolgere e a mettere dentro il progetto, allargando sempre il cerchio, permet- tendo a tanti d’incontrarsi, di conoscersi, di vo- lersi bene e di formare spazi nuovi d’intercultura- lità per il bene di tutti. I laici della Consolata Per finire questa presentazione della nostra vita e presenza in Venezuela, vorrei dire una parola sui laici della Consolata. Quasi in tutti i paesi dove siamo presenti abbiamo delle persone che si avvi- cinano a noi e vogliono condividere il nostro cari- sma, la nostra missione. Chiaramente il carisma non è proprietà di nessuno e ha valore proprio perché condiviso. Ma certamente in Venezuela ci sono giovani, coppie e famiglie, adulti speciali che hanno la volontà grande di camminare con noi fino in fondo e pagando di persona con grandi sa- crifici e grande disponibilità, mettendosi al servi- zio della gente e della missione. Sono persone che dobbiamo ringraziare e incoraggiare in quanto la loro presenza è per noi stimolo e richiamo a es- sere sempre più autentici testimoni, missionari veri della Consolata. Ci stanno insegnando che il laico è titolare della missione e non eterno sup- plente del sacerdote, che ha un ruolo fondamen- tale nella missione attuale e del futuro. Stefano Camerlengo

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