Missioni Consolata - Giugno 2016
vono in abitazioni fatiscenti e malsane; situazioni di precarietà a cui si affianca spesso, soprattutto verso le donne, uno sfruttamento che ha poco del lavorativo. I n questo percorso di conoscenza della realtà, ci siamo sentiti particolarmente benvenuti nella diocesi di Noto, periferia estrema della Sicilia e dell’Italia, tanto da portarci ad ap- profondire il dialogo con il vescovo che ha dato piena disponibilità ad accoglierci. Alcuni momenti di quell’incontro sono sembrati molto significativi, quasi una conferma di essere giunti al momento giusto, nel luogo giusto, giudati non solo dal no- stro impegno, ma dallo Spirito che soffia dove vuole! Il nostro primo appuntamento con il direttore della Caritas di Noto, il professor Maurilio As- senza, laico e totalmente volontario in questo ser- vizio, ha scritto al cardinal Montenegro, vescovo di Agrigento: «Sì, continuiamo con segni anche belli, tra cui l’incontro con padre Ganni e suor Giovanna, missionari venuti a Modica nel loro giro siciliano per capire dove e come avviare una comunità missionaria intercongregazionale pro- prio mentre si apriva la Porta santa della Casa don Puglisi (casa della carità, non chiesa né san- tuario, ma casa che ospita mamme e figli in situa- zioni disagiate e tra queste anche alcune famiglie di immigrati, nda ). Trovando sintonie e pensando a una collocazione in diocesi per un servizio di animazione che può allargarsi ad altre parti della Sicilia, abbiamo avuto un colloquio con il vescovo che ha accolto la proposta e affidato i passi suc- cessivi al vicario generale... Mi viene da pensare all’antica idea di un centro per la mondialità e la pace che potrebbe in qualche modo realizzarsi». Il giorno in cui abbiamo incontrato il vescovo della diocesi di Noto, mons. Antonio Staglianò, che ha manifestato tutto il suo entusiasmo all’idea che la comunità intercongregazionale potesse mettere radici nella sua diocesi, la Chiesa celebrava la me- moria di santa Giovanna Saverio Cabrini, patrona dei migranti. I l cammino della comunità, dopo la piena ap- provazione della Cimi, si fa concreto. Innanzi- tutto con l’arrivo di altri due missionari a completare la comunità: padre Vittorio Bon- fanti, dei missionari d’Africa, con venti anni di missione in Mali, terra da cui provengono un buon numero di migranti, e suor Raquel Soria, missio- naria della Consolata argentina, che colora di in- ternazionalità la comunità nascente. In secondo luogo con lo stabilirsi a Modica in un apparta- mento attiguo al santuario della città, messoci a disposizione dalla diocesi. Chiamati a portare il nostro contributo di cono- scenza dell’altro, delle culture e del mondo per sensibilizzare all’accoglienza, ci siamo ritrovati a testimoniare una straordinaria accoglienza rice- vuta. E questo ci fa ben sperare! La nostra comu- nità si inserisce in un contesto fertile, già capace di concreti gesti di solidarietà, come l’adesione al progetto Caritas della Cei, «Rifugiato a casa mia». A partire da questa realtà incontrata la comunità si inserisce suggerendo cammini di conoscenza dell’altro, diverso per cultura, lingua, nazione e fede, attingendo dall’esperienza maturata in anni di vita vissuti tra i popoli del mondo. Sta di fatto che tutti gli Istituti missionari pre- senti in Italia si stanno coinvolgendo in prima per- sona, rispondendo concretamente a questa perife- ria esistenziale che ha volti e nomi di tanti fratelli e sorelle migranti che affidano le loro speranze a un viaggio in cui giocano la vita, viaggio per cui le acque del mare non sono che il primo grande ostacolo. Gianni Treglia A sinistra : una veduta di Modica, dove il gruppo di missionari ha trovato dimora. | Sotto : un attivista per la pace in riva al mare a Lampedusa in un giono di pioggia. | A destra : alcuni dei missionari e laici della Consolata in Venezuela a Tucupita con il superiore generale. © Chiara Giovetti © AfMC / Gianni Treglia
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