Missioni Consolata - Giugno 2016
da Luanda, e la collegano alle province del paese. In questi ultimi tempi, grazie a crediti e investi- menti stranieri, soprattutto cinesi, è stato fatto un notevole sforzo per rimettere a nuovo la rete stra- dale. La popolazione di Luanda non ha smesso di crescere e in 30 anni si è moltiplicata di 9-10 volte. L’arte di arrangiarsi Chi si dedica al commercio spesso non ha un lo- cale adatto allo scopo, così, spesso sacrifica una parte della propria abitazione per ricavare un esi- guo negozio, o utilizza una struttura precaria nella propria via di fronte a casa. Ci lavora il capo- famiglia, ma anche i figli danno una mano. Il pro- blema maggiore è il finanziamento necessario per acquisire la merce; il settore informale non ha ac- cesso al credito bancario, e la gestione dei ricavi dell’attività è molto approssimativa. Nei quartieri poveri si comincia a lavorare già a 11-12 anni, e il luogo di lavoro più frequente è la strada. Sono varie le ragioni che spingono un (o una) adolescente verso un lavoro di strada: neces- sità di pagarsi le spese per la scuola (libri e qua- derni) e la relativa retta mensile, quando i genitori non ne hanno i mezzi; comprare i capi di abbiglia- mento, secondo la moda del momento; comprare telefonino e scheda di ricarica; aiutare un fratello o una sorella più piccoli, o i genitori se per malat- tia non possono lavorare. Un lavoro tipicamente femminile è la zunga , cioè la vendita ambulante, trasportando sulla testa, in una bacinella o in una scatola i propri prodotti. Le zungueiras percor- rono ogni giorno chilometri e chilometri. I ragazzi si stanno adattando a questo lavoro: quando escono da scuola ricevono della merce da un nego- ziante e percorrono le vie o le fermate dei taxi, e alla sera dividono il guadagno con il fornitore. Sono migliaia le persone che passano, a piedi o nei taxi collettivi, e c’è possibilità di vendere loro l’ac- DOSSIER MC CON• SOL• AZIONE GIUGNO 2016 MC 41 naro continua a scorrere «dal basso verso l’alto», sfidando ogni legge fisica, circa l’80% della popo- lazione vive al di sotto della soglia di povertà. La guerra civile ha prodotto una crescita ab- norme delle periferie. Quelle di Luanda sono uno specchio dell’evoluzione del paese negli ultimi anni: più è cresciuta l’economia e più si è accen- tuato il divario tra le classi sociali. Nelle periferie vive la maggioranza della popolazione, ma le con- dizioni di vita sono disastrose: servizi sanitari e scuole di tutti i livelli insufficienti, mancanza di acqua potabile, fognature inesistenti, energia elet- trica incostante, trasporti pubblici disastrosi, disoccupazione, assenza di spazi per lo sport e il divertimento, delinquenza, spazzatura accumu- lata... e la lista potrebbe continuare. Luanda è la capitale politica dell’Angola e tutte le istituzioni dello stato hanno qui le loro sedi. Il par- lamento, il palazzo presidenziale e i vari ministeri sono tutti nel «centro» della città (gli antichi rioni attorno alla baia), dove hanno sede anche le prin- cipali imprese e una miriade di uffici amministra- tivi e commerciali. A Luanda funzionano le uniche industrie del paese. Fino al 2002, anno della fine della guerra civile, queste si limitavano ad attività legate al petrolio, alla trasformazione di prodotti agricoli, bevande, cemento, costruzioni civili, mec- canica. In questi ultimi anni si sono moltiplicati gli investitori (esteri, ma anche nazionali) che stanno mutando il volto industriale della città. A fare da padrone è il settore petrolifero, ma anche quello dei diamanti, al secondo posto nelle esportazioni, stimola investimenti e occupazione: esiste una fabbrica di taglio dei diamanti e un’altra è in co- struzione. Luanda è anche la capitale culturale: vi funziona l’Università statale, intitolata ad Agostinho Neto, primo presidente. Negli ultimi anni sono state aperte varie università private, tra cui spicca quella cattolica. I principali assi stradali partono Angola: un paese di grandi contraddizioni • Popolazione 22.320.000; • Analfabeti: 85% della popolazione; • 1.000.000 di persone vivono nelle baraccopoli; • 4-6 milioni di mine inesplose, una ogni 5 abitanti; • 70.000, tra adulti e bambini, vittime di mine antiuomo; • 2.500.000 di sfollati nella capitale, Luanda; • 350.000 rifugiati; • 5.000.000 di profughi. In alto a sinistra : il santuario di Maria «Mamma del cuore» a Muxima lungo il corso del fiume Kwanza (risale al 1594). | A destra : veduta della città di Luanda.
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