Missioni Consolata - Giugno 2016

34 MC GIUGNO 2016 Misericordia voglio 1300 Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) 1350 Clemente VI (Pierre Roger) 1390 indetto da Urbano VI (Bartolomeo Prignano), aperto da Bonifacio IX (Pietro Tomacelli) 1400 Bonifacio IX (Pietro Tomacelli) 1423 Martino V (Oddone Colonna) 1450 Niccolò Quinto (Tommaso Parentucelli) 1475 indetto da Paolo II (Pietro Barbo), e aperto da Sisto IV (Francesco della Rovere) 1500 Alessandro VI (Rodrigo Borgia) 1525 Clemente VII (Giulio de’ Medici) 1550 indetto da Paolo III (Alessandro Farnese, e aperto da Giulio III (Giovanni M. Ciocchi Dal Monte) 1575 Gregorio XIII (Ugo Boncompagni) 1600 Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini) 1625 Urbano VIII (Maffeo Barberini) 1650 Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphili) 1675 Clemente X (Emilio Altieri) 1700 aperto da Innocenzo XII (Antonio Pignatelli), e concluso da Clemente XI (Giovanni F. Albani) 1725 Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini) 1750 Benedetto XIV (Prospero Lambertini) 1775 indetto da Clemente XIV (Gian Vincenzo Antonio Ganganelli), e aperto da Pio VI (Giovanni Angelo Braschi) 1825 Leone XII (Annibale Clemente Sermattei della Genga) 1875 Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti) 1900 Leone XIII (Gioacchino Pecci) 1925 Pio XI (Achille Ratti) 1933 Pio XI (Achille Ratti): anno santo della redenzione 1950 Pio XII (Eugenio Pacelli) 1966 Paolo VI (Giovanni Battista Montini): anno santo per la chiusura del concilio 1975 Paolo VI (Giovanni Battista Montini) 1983 Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła): anno santo della redenzione 2000 Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła) 2015-16 Francesco (Jorge Mario Bergoglio): anno santo della misericordia nel 50° del concilio. L’invenzione del giubileo Il vero inventore del Giubileo nella storia della Chiesa fu Bonifacio VIII, anche se in un primo momento fu ri- luttante fino al punto di tentare di abolire le conces- sioni date dai predecessori Onorio a Francesco e Ce- lestino V alla cattedrale di Collemaggio (L’Aquila), ma senza riuscirci. Egli si dovette rassegnare all’uso or- mai invalso e, da fine politico, lo trasformò in stru- mento prezioso per affermare il suo potere sia sul piano interno della Chiesa, sia su quello prettamente politico internazionale. Eletto il 24 dicembre 1294 e insediatosi il 23 gennaio del 1295 emanò subito una bolla pontificia con cui concesse l’indulgenza plenaria ai crociati che parti- vano, ai francescani che andavano in missione presso i Tartari, e a chiunque si fosse armato per combat- tere i Siciliani di Carlo d’Angiò e la famiglia dei Co- lonna che osavano mettere in discussione la legitti- mità della sua elezione. In cambio, si poteva commu- tare l’indulgenza con 300 libbre di tornesi (moneta d’argento, ufficiale nella Francia di Filippo IV il Bello e nella Sicilia dei d’Angiò). Con la pubblicazione della bolla «Unam Sanctam», il papa affermò in modo solenne la superiorità del suo potere su quello di qualsiasi principe e imperatore in base al principio che lo spirituale è superiore al mate- riale. Uno degli strumenti usati a questo scopo, fu ap- punto il giubileo del 1300. Avendo visto che il popolo romano, al compimento del secolo, spontaneamente si ammassava in san Pie- tro e nelle altre basiliche perché convinto che nel- l’anno «centesimo» (il 1300) vi fosse automatica- mente la remissione dei peccati, Bonifacio VIII il 16 febbraio 1300 (quasi due mesi dopo l’inizio del nuovo secolo) indisse un giubileo con valore retroattivo, a partire dal 25 dicembre del 1299 ed esteso fino alla Pasqua successiva. La remissione fu concessa a tutti coloro che, pur avendone avuta l’intenzione, non erano potuti arrivare a Roma o erano morti lungo il viaggio. Per dare più importanza al documento, fece modificare la data d’indizione, portandola al 22 feb- braio, ricorrenza della memoria della «Cattedra di san Pietro», sottolineando così l’autorità papale as- soluta e indiscussa. Per l’occasione il papa fece orga- nizzare una processione che attraversò Roma con una fila interminabile di preti, vescovi e cardinali che lo precedevano. Il papa, assiso su un cavallo bianco, le cui briglie erano tenute da due chierici. Davanti a loro, due palafrenieri portavano su cuscino rosso, una spada e una tiara bipartita, simboli dell’unione del potere temporale e di quello spirituale. In questo modo il papa intendeva dire al mondo e special- mente a Filippo IV di Francia chi era il capo indi- scusso. Il successo del Giubileo fu così grande che lo stesso Bonifacio VIII stabilì che ogni cento anni se ne celebrasse uno. La questione delle indulgenze fu affrontata dal punto di vista teologico, attraverso una ricerca sto- rica, arrivando alla conclusione che esse sono fon- date sui meriti di Gesù Cristo, morto e risorto; questo tesoro prezioso, affidato all’amministrazione della Chiesa, è concesso dal papa, la massima autorità in terra. Vedremo nell’ultima puntata come papa Fran- cesco ribalta questa concezione, non solo non par- lando mai d’indulgenze nel senso tradizionale del ter- mine, ma sempre di «indulgenza di Dio», mai di «Giu- bileo», ma di «Anno della Misericordia», concetti ap- parentemente simili, ma profondamente differenti dal punto di vista teologico. Se Bonifacio VIII, quando, spinto dalla pietà popolare, si rese conto della forza del Giubileo, se ne servì come strumento politico nella geografia mondiale del potere del suo tempo, papa Francesco oggi afferma solo il primato di Dio e la sua natura di «Padre a perdere» che non si dà pace finché anche uno solo dei suoi figli resta fuori dal suo affetto e dal suo amore. Non si tratta di riscuotere «buoni» per la salvezza a buon mercato, ma favorire l’incontro con Dio attraverso l’unica via possibile che è la persona fisica di Gesù, venuto non solo a «fare l’esegeta del Padre» (Gv 1,18), ma anche a «cercare ciò che era perduto» (Lc 19,10) perché «questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39). Paolo Farinella, prete, (8, continua)

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