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Pia Clotilde Allamano

Pia Clotilde (1878-1966), nipote di Giuseppe

Allamano, ebbe con lo zio un rapporto tutto

particolare. È lei stessa a spiegarlo: «Pochi

istanti prima di morire mio padre Ottavio, in-

vocata l’ultima benedizione del giovane fra-

tello sacerdote, ne volle la mano, vi fece

congiungere quella di mia mamma e la mia

piccolina di un anno e gli disse: “Ti racco-

mando mia moglie e la mia piccina” e fece il

supremo sacrificio della vita cristianamente

e semplicemente col “sia fatta la tua vo-

lontà”. Dopo avere assistito al transito del

fratello, lo zio esclamò: “Potessi fare anch’io

una morte come lui”. Per questo sacro ri-

cordo io sono cresciuta nell’affetto e nella

venerazione di questo “santo zio” che in vita

mi spronò al bene ed alla virtù».

Questa nipote privilegiata, oltre alla lunga te-

stimonianza rilasciata durante il processo di

beatificazione, in diverse circostanze con-

fidò alcuni ricordi che manifestavano inte-

ressanti aspetti della personalità dell’Alla-

mano. Eccone alcuni: «Tra le nipoti del can.

Allamano io sola ebbi la fortuna di essere

battezzata da lui. Più tardi, quando gli ricor-

dai il fatto, esprimendogli la mia viva ricono-

scenza, così mi rispose: “Ti ho aperte le

porte del Paradiso. Lavoriamo per potervi

entrare là dove i nostri cari ci aspettano”».

«Una volta ebbe a dirmi che non partecipava

a viaggi e pellegrinaggi, così esprimendosi:

“Gesù e Maria mi sono sempre vicini e tutte

le meraviglie le vedrò lassù dove spero di

giungere, non per i miei meriti, ma per quelli

di Nostro Signore Gesù Cristo”. Questo affer-

mava nella sua umiltà». «Ricordo i consigli

che dava a me in particolare, perché sempre

li ho ritenuti nella mia vita e seguiti per

quanto ho potuto: “Sii umile, modesta, de-

vota. Non cercare di comparire. Non lasciarti

tentare dall’ambizione. Rifletti prima di par-

lare. Prega, studia, lavora. Sii dignitosa: il

buon nome lo portiamo scritto sulla fronte”».

«Partecipò profondamente al lutto per la

morte della mia dilettissima mamma ed

ebbe per me parole di vera consolazione:

“Tu ed io siamo rimasti soli. Procuriamo di

farci dei meriti volgendo gli occhi al cielo

dove i nostri cari già godono, pregandoli di

tenerci preparato un bel posto presso di

loro”». «Parlandogli della viva compiacenza

che avevo provato per le festose dimostra-

zioni di devoto affetto di cui venne fatto se-

gno in occasione della sua Messa d’Oro al

santuario della Consolata e all’istituto delle

Missioni, egli sorridendo mi rispose: “Tutte

cose che passano. Pensiamo all’eternità, che

ci aspetta”». In modo particolare voglio ricor-

dare questo che mi ripeteva a voce e per

scritto: “Sta tranquilla nel Signore”».

Il 22 ottobre 1931, fu posta nella chiesa par-

rocchiale di Castelnuovo, in cui l’Allamano

era stato battezzato, una vetrata con la sua

effige. La nipote, felice, fece questo com-

mento: «Mi compiaccio che la vetrata ricordo

che riproduce così al vero le sue care sem-

bianze nella nostra chiesa parrocchiale sia

posta presso l’altare maggiore nell’atteggia-

mento da lui preferito in adorazione al SS.

Sacramento dove s’ispirò a tante virtù ed

opere feconde di bene».

padre Francesco Pavese

GESÙ E MARIA

MI SONO SEMPRE VICINI

Durante la sua vita, l’Allamano conobbe personalmente mol-

tissimi laici. Alcuni di essi gli furono particolarmente vicini, o

per parentela, o per servizio, o per il loro impegno in attività

importanti. Le testimonianze di alcuni di essi dimostrano

come anche i laici seppero scoprire e apprezzare la santità

dell’Allamano.

la voce dei testimoni

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GENNAIO-FEBBRAIO 2016