Missioni Consolata - Gennaio/Febbraio 2016

di Gigi Anataloni EDITORIALE GENNAIO-FEBBRAIO 2016 MC 3 Ai lettori VINCI L’INDIFFERENZA E CONQUISTA LA PACE Q uesto è il titolo del Messaggio per la 49ª Giornata Mondiale della Pace, la terza di papa Fran- cesco. «L’indifferenza nei confronti delle piaghe del nostro tempo è una delle cause principa- li della mancanza di pace nel mondo. L’indifferenza oggi è spesso legata a diverse forme di individualismo che producono isolamento, ignoranza, egoismo e, dunque, disimpegno. L’au- mento delle informazioni non significa di per sé aumento di attenzione ai problemi, se non è accom- pagnato da una apertura delle coscienze in senso solidale; e a tal fine è indispensabile il contributo che possono dare, oltre alle famiglie, gli insegnanti, tutti i formatori, gli operatori culturali e dei me- dia, gli intellettuali e gli artisti. L’indifferenza si può vincere solo affrontando insieme questa sfida». Così «Avvenire» presentava il messaggio lo scorso agosto. Mentre scrivo, il testo ufficiale non è anco- ra stato rilasciato, in forte ritardo sulla data tradizionale della festa dell’Immacolata. Perdonate allo- ra qualche mia considerazione a braccio. P untando il dito contro l’indifferenza, papa Francesco mette a nudo uno degli atteggiamenti più tipici di questo nostro mondo. Tutto (governi, istituzioni, banche, pubblicità, apps, siste- mi operativi...) ci dice: «Goditi la vita, non preoccuparti, divertiti, rilassati, mangia e dormi. Ai problemi? ci pensiamo noi». Chi siano poi questi «noi», è impossibile definirlo. Non credo nelle teorie complottiste, in una mente oscura che vuole dominare il mondo, ma certamente ci sia- mo costruiti un sistema che toglie ogni responsabilità personale e culla nell’indifferenza, mentre ali- menta disastri geopolitici, ambientali e sociali che sembrano sfuggire a ogni controllo. Basta ricorda- re quel mostro che è l’Isis. Quel che conta è che si continui a comperare auto (forza trainante della ri- presa!), a consumare sempre di più e a rincorrere gadgets raffinati (computer, cellulari, internet) che danno la sensazione di controllare il mondo, ma in realtà riducono ognuno a essere un sorvegliato speciale 24 ore su 24. L’indifferenza riduce la visuale, impedisce di vedere al di là di quello che è «mio»: pensiero, coscien- za, interesse. Nel mentre, oltre la «mia» linea di visione, si consuma la «terza guerra mondiale» con i suoi milioni di rifugiati, le antiche foreste - polmoni del mondo - scompaiono per mano di eserciti di schiavi che trasformano la terra in una groviera a caccia di oro, coltan e altri minerali, e i nuovi la- tifondi espandono le monocolture espropriando e affamando innumerevoli piccoli contadini. Ma non è solo l’ambiente a pagare il prezzo di questo modo insensato di vivere e gestire il mondo. Depressione, solitudine, mancanza di speranza, aumento delle differenze sociali, megalopoli invivibi- li, perdita del senso di appartenenza a una comunità, delegittimazione della famiglia e logica dello «scarto» (bambini/aborti e anziani/eutanasia), relativismo, ne sono alcuni degli effetti collaterali. P apa Francesco, in linea con il Vangelo, non accetta questa logica. La vera pace non si costrui- sce sull’indifferenza e neppure sul privilegio di pochi. Lo aveva detto con forza, benché con parole diverse, anche a Torino, nell’incontro con i giovani, quando ha citato Pier Giorgio Fras- sati: «Se volete far qualcosa di buono nella vita, vivete, non vivacchiate. Vivete!». Vivere è andare «controcorrente rispetto a quella cultura, a quel modo di vivere. La realtà, vivere la realtà. E se questa realtà è vetro e non diamante, io cerco la realtà controcorrente e faccio la mia realtà, ma una cosa che sia servizio per gli altri». «Non comprate sporcizie che dicono essere diamanti». «Fare cose controcorrente. [...] Fare cose costruttive, anche se piccole, ma che ci riuniscano, che uniscano tra noi, con i nostri ideali: questo è il migliore antidoto contro questa sfiducia nella vita, contro que- sta cultura che ti offre soltanto il piacere: passarsela bene, avere soldi e non pensare ad altre cose». In quell’occasione il papa aveva anche ricordato che c’è un antidoto contro l’indifferenza, contro «l’andare in pensione a vent’anni». «Quello che fa sì che un giovane non vada in pensione è la voglia di amare». Un amore che «è concreto», non romantico, ed è «dialogo e comunione: (un amore che) si comunica», che è «molto rispettoso» e «non usa le persone» perché « l’amore è casto » e «si sacrifi- ca per gli altri». Che questo amore concreto, dialogante, rispettoso e capace di sacrificarsi per gli altri, sia l’anima di questo 2016 che stiamo cominciando, per vincere la paura e alimentare la speranza.

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