Missioni Consolata - Ottobre 2013

Quali sono i modelli che segue nel suo approccio con l’Islam? Tutti i teologi orientalisti sono di grande importanza, uno su tutti è Louis Massignon, la cui opera mi guida fin dall’inizio, così come quella dei suoi allievi. Io come al- tri, appartengo alla terza genera- zione, quella che più di tutte, no- nostante il fallimento dello stesso Concilio Vaticano II, vuole rico- minciare da lì per fomentare il dialogo islamo-cristiano. In che fase si trova ora l’Islam, agli occhi di un missionario cri- stiano? È in continua evoluzione, con una società che cerca in vari modi un’emancipazione che spesso ri- sulta contraddittoria, perché da un lato è fertile, dall’altro è fonte di sofferenze. Non è facile per un cri- stiano avvicinarsi all’Islam, ma come prima cosa bisogna togliersi dalla testa l’idea che si possa di- sprezzare perché differente: ca- pita invece di scoprire, con il tempo, cose molto belle, e quando entri in relazioni significative ci ri- mani tutta la vita, come sta acca- dendo a me. È chiaro che a volte le cose non vanno come dovrebbero, vedi la tragica guerra civile in Si- ria, oggi in preda a una crisi tre- che mi ha incuriosito da subito. Sono diventato gesuita nel 1975, poco tempo dopo ho fatto i primi viaggi studio, in particolare a Bei- rut, dove ho imparato l’arabo. Che impatto ha avuto con la re- ligione musulmana? «Il mio percorso sta tutto nel rac- conto di un fatto: nel 1978 mi tro- vavo di passaggio a Bosra, città della Siria, diretto verso l’Egitto, che volevo conoscere. La sera, entrai nel cortile della moschea, dove mi vennero incontro due gio- vani, a cui dissi di essere sporco, e che volevo esprimere il mio ri- spetto per la moschea, la casa di Dio, facendo le abluzioni. Mi die- dero una brocca d’acqua e mi in- dicarono i bagni. Quando tornai, giunta l’ora della preghiera della sera, la moschea si riempì di uo- mini e bambini, e fui invitato a unirmi. Sentii allora una forte at- trazione, ma anche il dovere di non ingannare i miei ospiti. Come avrebbero potuto capire quello che io già sentivo come una du- plice appartenenza? Il mio andare incontro al mondo musulmano ha origine anche negli esercizi spiri- tuali ignaziani, che seguono la promessa del Signore a non na- scondersi, ad andare in cerca del dialogo con l’altro. Poi c’è il grande insegnamento del Conci- lio Vaticano II, l’inculturazione della fede e la necessità di aprirsi all’ecumenismo. menda dalla quale io sono dovuto venire via mio malgrado. Nel rap- porto con il mondo musulmano, la chiave sta nell’incontro e nell’e- vento sacramentale della rela- zione, un fatto pentecostale che ci trasforma tutti, ci rende fratelli. Tre fratelli, allargando il tema ov- vero comprendendo gli ebrei. Massignon dedicava le tre grandi preghiere giornaliere di Abramo a ciascuno di essi: una per Isacco, simbolo del mondo ebraico, una per Ismaele, ovvero l’Islam, la terza per Sodoma, la città inospi- tale in cui Gesù ha portato il suo messaggio. Il monastero di Deir Mar Musa, durante la guerra civile in corso, ha perso la sua guida, il suo fondatore. L’esperienza cosa le ha lasciato? Un’enorme spinta a credere nel dialogo. Al monastero sono arri- vati negli anni per devozione cri- stiani locali (in Siria prima della guerra erano l’8% del totale, ndr ) di diversi riti: cattolici, ortodossi, protestanti, armeni, di rito greco, siriaco, maronita. Inoltre c’è la popolazione musul- mana, che visita il monastero come atto culturale, turistico e spirituale. Un monastero cristiano in un ambiente musulmano tradi- zionale è un luogo religioso rico- nosciuto. Infine Deir Mar Musa ri- ceveva anche il turismo interna- zionale, culturale e ambientale, ed era sede di convegni nazionali, meta di giovani che venivano a studiare l’arabo. Stiamo parlando di tante, tantissime persone. Un anno abbiamo contato i bicchieri di plastica utilizzati: erano 50mila. Poi ci hanno criticato per i bic- chieri, che sono stati via via sosti- tuiti con quelli di coccio… l’aspetto importante era la rete che si è ve- nuta creando, e il fatto che si O TOBRE 2013 MC 17 LE DATE 1954 - Nasce aRoma. 1975 - Entra nella Compagnia di Gesù. 1991 - Fonda nel deserto siriano la co- munitàmonastica di DeirMar Musa. 2012 - È costretto a lasciare la Siria a causa delle sue posizioni sulla guerra civile. 2013 - luglio - Rientrato in Siria, scom- pare, probabilmente rapito. 2013 - agosto - Dalla Siria giungono no- tizie contraddittorie sulla sua sorte. 2013 - settembre - Esce il suo ultimo la- voro, Collera e luce. Un prete nella rivoluzione siriana , Emi, Bologna. MC ARTICOLI

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