Missioni Consolata - Maggio 2013

c’è un solo ospedale pubblico che deve servire un milione di abi- tanti. La gente è ospitata nei cor- ridoi e la poca strumentazione esistente è obsoleta». Nel frattempo siamo arrivati da- vanti ai funzionari della frontiera. Salutiamo il dottor Mejia. Dopo le formalità doganali, ognuno andrà per la sua strada. Con il timbro sul passaporto e la targhetta d’entrata, ci dirigiamo verso la stazione ferroviaria di Puerto Quijarro, che si trova alla fine di una strada polverosa. Mentre la struttura è moderna, i treni della Ferroviaria Oriental , la compagnia (privatizzata nel 1996) che gestisce la linea, lo sono molto meno. In compenso si parte in perfetto orario. Non fac- ciamo a tempo a trovare il nostro posto che tre donne, vedendoci con la telecamera in mano, ci chiedono cosa facciamo. È un’al- tra buona occasione per parlare e registrare qualche opinione della gente comune. Le donne - tutte bianche di Santa Cruz - sono come un fiume in piena, quando rovesciano accuse sul presidente Morales. «Fa soltanto gli inte- ressi della parte occidentale» di- cono all’unisono. «Io - spiega una di loro - sono funzionaria pub- blica, ma il presidente non mi piace». Per quale motivo?, do- mandiamo. «Perché ha molto ri- sentimento verso chi possiede denaro. Vuole danneggiare le persone che hanno di più». La si- gnora ha (almeno) il dono della chiarezza. Chiediamo che cosa succederà nelle elezioni del 2014. «Sfortunatamente - risponde - in Bolivia c’è troppo indigenismo e quella gente voterà per lui, men- tre noi siamo divisi». SANTA CRUZ E I «CIPPI» DELL’AUTONOMIA Il treno della Ferroviaria Oriental procede lentissimo. Prima che cali l’oscurità, dal finestrino riu- sciamo a vedere quanto il disbo- scamento sia avanzato. E quanto, identicamente ai paesi confinanti (Brasile del sud, Paraguay e Ar- gentina), si sia diffusa la coltiva- zione della soia (oramai quasi tutta di tipo transgenico, anche se una recente legge vieta gli Ogm 2 ). Dopo un’intera notte di viaggio, il mattino seguente arriviamo a 52 MC MAGGIO 2013 BOLIVIA # In alto : la cattedrale di San Lorenzo; manifesto con le foto di prigionieri e perseguitati politici. # A destra : la piazza di Santa Cruz dal- l’alto del campanile di San Lorenzo. # Pagina accanto : una mappa della Bolivia con le tappe del nostro viag- gio evidenziate ; in basso , un manife- sto della candidata governativa Jes- sica Jordan nella piazza di Trinidad, capoluogo del Beni. Santa Cruz de la Sierra, capitale dell’omonimo dipartimento. Una città dal clima caldo umido e con un centro formato da viuzze strette in cui (purtroppo) conver- gono un numero esagerato di auto. Santa Cruz non ha alcuna attrattiva particolare, ma è eco- nomicamente e politicamente importante. Le fortune economi- che della città dell’Oriente boli- viano sono nate prima con l’alle- vamento (introdotto dai missio- nari gesuiti nel XVII secolo) e poi con l’agricoltura estensiva (pian- tagioni), che hanno beneficiato di una terra e di un clima favorevoli. Entrambe le attività poi si sono avvalse dei vantaggi del latifondo. Un latifondo che ancora esiste e prospera, nonostante l’articolo 398 della nuova Costituzione boli- viana lo proibisca o, per meglio dire, lo consenta soltanto all’in- terno di precisi (e condivisibili) li- miti 3 . Politicamente Santa Cruz è parte e fulcro della cosiddetta Media Luna , la regione orientale della Bolivia che, oltre a Santa Cruz, comprende a Nord i dipartimenti di Pando e Beni e a Sud quello di

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