Missioni Consolata - Marzo 2013

Erano proprio tempi cupi allora? Alcuni avvenimenti aiutano a comprendere meglio la realtà nella quale vivevo: nel 1600 l’Inquisizione aveva mandato al rogo Giordano Bruno e nel 1622 (anno della mia morte) iniziava il processo a Galileo. Guerre e sommosse religiose scandivano gli anni come un doloroso rosario intriso di sangue e sofferenze. Nel 1571 avvenne la battaglia di Lepanto contro i turchi-otto- mani, battaglia che contrap- poneva cristiani contro mu- sulmani; l’anno seguente (1572) ci fu la notte di San Bartolomeo, dove furono as- sassinati migliaia di ugonotti francesi (gli storici parlano di 20-30 mila), aprendo così una ferita profonda fra i cristiani cattolici, evan- gelici e riformati, il cui strascico è visibile ancora oggi. Come e in che misura poteva incidere in quella realtà la tua azione sacerdotale? Come sacerdote cercai di testimoniare con un’irre- prensibile condotta di vita e di avvicinare tutti con una preparazione meticolosa e meditata delle omelie. Ma visti gli scarsi frutti, passai alla pubblicazione di fo- glietti volanti che io stesso facevo scivolare sotto gli usci delle case o affiggevo ai muri. E così sei diventato patrono dei giornalisti! Ai miei tempi non c’erano giornali. Fu molto apprez- zato non tanto l’aver scritto trattati in difesa della fede cattolica, ma piuttosto il fatto di stampare su dei fogli volanti le mie riflessioni e prediche: non era come i giornali di oggi, ma vi assomigliava. I risultati iniziali furono scarsi, ma col tempo migliaia di calvinisti ritor- narono in seno alla Chiesa Cattolica. Sei un santo un po’ spe- ciale, parlaci della tua vita. Sono nato in Savoia il 21 agosto 1567 nel castello di Sales, pro- prietà della mia antica e nobile famiglia. Fin dalla più tenera età ho ricevuto un’accurata educa- zione che ho completato con gli studi in giurisprudenza nelle Università di Parigi e di Padova. Quindi la tua carriera era già definita fin dall’infan- zia; in fondo un giovane ricco e nobile, laureato a pieni voti in Università così rinomate, aveva la strada spianata per il futuro. Infatti ritornato in patria fui su- bito nominato avvocato del Se- nato di Chambéry, capitale della Savoia, dove però ri- masi pochi anni perché la vocazione sacerdotale, che avevo avvertito fin dai primi anni della mia giovinezza, mi portò verso gli studi di teologia: ricevetti l’ordina- zione nel dicembre del 1593, con grande delusione dei miei familiari e di quanti si aspettavano che seguissi le orme dei miei avi. Se non vado errato, sei vissuto in un’epoca ca- ratterizzata dalle conseguenze della Riforma protestante avviata da Lutero e da altri rifor- matori come Calvino, Zwingli, ecc. È vero. Il clima sociale e religioso era quello trava- gliato e tormentato del periodo tra il XVI e il XVII se- colo: alla Riforma protestante faceva seguito la Riforma Cattolica (spesso chiamata erroneamente Controriforma). Buona parte dei principi tedeschi aveva abbracciato le idee di Lutero, trascinando con sé le popolazioni da loro governate e, ancor peggio, i loro eserciti. MARZO 2013 MC 75 a cura di Mario Bandera 4 chiacchiere con... MC RUBRICHE 9. FRANCESCO DI SALES San Francesco di Sales (1567-1622) vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, è certamente un santo che ha realizzato nel migliore dei modi il detto popolare: «Si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile di aceto». Vissuto in un tempo in cui le guerre di religione tra i vari stati europei lasciavano tracce indelebili nelle popolazioni coinvolte per la violenza con cui si consumavano e producevano lacerazione nelle coscienze per motivi di fede, egli seppe ar- rivare al cuore degli avversari attraverso un modo di essere e di relazionarsi, caratterizzato da uno stile sobrio e pacato nell’esporre le sue ragioni e, soprattutto con scritti raffinati ed ele- ganti, seppe guadagnarsi la stima di tutti.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=