Missioni Consolata - Dicembre 2010

36 MC DICEMBRE 2010 minata» – fu allontanata come un pericolo dalla sua co- munità d’origine quando era molto piccola. Verso i 7 anni, venne però richiamata per ordine delle autorità religiose, che la sognano defensora del pueblo . Quando ritorna fra la sua gente, non sa una parola di u’wa. Ha paura di tutto. Ma la madre e la nonna – una curan- dera molto capace - le danno la forza che le serve per farsi accettare. Daris cresce con una certezza: lei si sarebbe dovuta battere per la salvezza dei suoi. Studia, si laurea, elabora quella capacità istintiva che ha di parlare alla gente. E il suo essere «metic- cia» la predispone al dialogo con gli riowa . Chissà se è per la forza che le donne della sua fami- glia le hanno trasmesso. Ma Daris capisce bene che la salvezza del suo popolo passa per il rafforzamento delle donne u’wa. Crea una fondazione al femminile che si chiama Ambaya (le api). Vuole fornire gli strumenti alle donne u’wa per diventare «leaders», per poter studiare. E per poter continuare a vivere come loro vogliono: nel territorio sacro, in pace, con una natura che proteggono, cantano e amano come una madre. E continuando a sviluppare il proprio artigianato - connesso anch’esso al mondo cosmogo- nico. «Il popolo indigeno u’wa gestisce il proprio ter- ritorio attraverso politiche fondate su principi ance- strali», racconta, mentre mi porta ad incontrare le rappresentanti delle donne delle 17 comunità che compongono il popolo u’wa. Spiega come valori di ri- spetto e di armonia con la natura compenetrano i differenti settori del tessuto sociale: il territorio, l’autonomia, la salute, l’educazione, i nuclei abitativi, l’educazione ambientale. Identità culturale che si ri- flette nell’elaborazione e nella realizzazione dei pro- dotti artigianali. A causa degli invasivi processi di colonizzazione ed evangelizzazione che ha sofferto il popolo u’wa, gran parte delle pratiche culturali e ar- tigianali rischiano di scomparire nella maggior parte delle comunità che compongono il territorio Nel maggio e giugno di quest’anno una serie di in- contri e conferenze per la rassegna «Dalle Ande alle Alpi: genti di montagna in difesa dell’acqua», ha portato Berito Kuwaria e Daris Cristancho in Ita- lia attraverso l’associazione italiana Yaku Onlus . È stato un viaggio importante, che da una parte ha saldato ulteriormente i rapporti fra il popolo u’wa e le realtà italiane che da tempo lo appoggiano, dal- l’altra ha creato nuove alleanze. Si sono accor- ciate differenze culturali e geografiche nel segno della lotta e della resistenza in difesa dei popoli e dei territori. È così che gli u’wa si sono sentiti vicino alla gente di Massa e alle loro montagne - le Alpi Apuane – seriamente minacciate dalle industrie del marmo; In Salento, ci sono stati gli incontri con i comitati contro la costruzione della strada SS275, ennesima violenza contro un territorio già fiaccato da speculazione e sfruttamento. In Trentino, questo speciale gemellaggio è riuscito a tenere insieme il misticismo indigeno e la difesa delle nostre Dolomiti, sfruttate per l’acqua e il turi- smo. Risvegliando un sopito sentimento di sacra- lità. Su tematiche importanti: la difesa delle monta- gne come «madri delle acque», nell’Italia che si prepara al referendum contro il «decreto Ronchi» e la privatizzazione delle risorse idriche. La difesa della loro dignità, contro la mercificazione e lo sfruttamento turistico. Al Rifugio Pian dei Fiacconi, ai piedi dell’imponente ghiacciaio della Marmolada, insieme agli u’wa c’e- rano le più importanti associazioni montane inter- nazionali e nazionali – Cai, Sat, Mountain Wilderness, Cipra – oltre a montanari, escursionisti. Genti di montagna, di Ande e di Alpi, insieme, per condivi- dere un rito senza nome né bandiera, semplice- mente persi nella meraviglia della Natura. È il 18 luglio, il primo pomeriggio di una giornata plumbea, con le nuvole basse che vorticano agi- tate. Berito assaggia l’aria, grigia ed umida. Chiude gli occhi. E comincia a cantare. Canta le sue nenie, vecchie come il mondo. Canta della creazione del- l’Universo e per cullare la Terra. Canta per la Mar- molada, che è ferita dagli impianti di risalita, dal- l’immondizia di chi non ha rispetto. Chiede alle montagne attorno – il Sella, il Sasso Lungo, il Sasso Piatto – di aiutare la Marmolada a guarire. Noi istin- tivamente, cantiamo e piangiamo con lui. DARIS E BERITO IN TRENTINO DALLE ANDE ALLE ALPI

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