Missioni Consolata - Ottobre/Novembre 2007
sperare in una rinascita economica e nel benessere sociale. L'istituzione di piccoleaziendemanifatturiere po– trebbe dare la possibilità alledonne di emergereanche in altri settori,e– stendendo le conoscenze, la cultura ma anche i campi di azione. li settore tessile,per esempio, può vedere l'uti- • lizzo di manodopera sia maschile che femminile e allo stesso tempo può rappresentare un terrenodi confron– to culturale. La miseria, la fame lapro– stituzione spesso prendono il posto del buon senso e della civiltà che de– ve crederealla diffusionedi buone pratiche come il microcredito.Sono sufficienti pochi euro consegnati a una donna che,impegnata in un pro– getto di sviluppo locale,sappia tra– sformarli in una risorsa avantaggio dell'intera comunità. Le altredonne combattono ogni giorno sul postodi lavoro per cercare di dimostrare al mondoche esistono, che valgono, che sono in grado.Se ' pensiamoal Terzo mondo l'immagi– ne di ritorno che proviene dai nostri ricordi stereotipati ci mostra un qua– droassai triste:donne sole in dispar– te, copertedall'ombra dell'ignoranza e delladiscriminazione;donne sfrut– tate, minacciate, usatecome merce di scambio;donne spaventate dagli occhi spenti, rifiuti di una civiltà che le considera inutili,eppure,dietro quell'apparente debolezza si na– sconde una determinazione che non ha eguali.I loro passi sono piccoli ma importanti perché spesso «quello che facciamo è solo una goccia nel– l'oceano, ma se non ci fosse quella goccia all'oceanomancherebbe» (MadreTeresa di Calcutta).Donne forgiate dal sacrificio e dalle privazio– ni che sanno cosa vuol dire esseredi– menticate, oggi più che mai dimo– strano atutti noi la loro forza. Situazione socio-economica Dal rapporto dell'Ilo (Organizzazio– ne internazionale del lavoro) emerge chedei 2,8 miliardi di esseri umani al lavoro, la metà guadagna meno di due dollari al giorno.Degli occupati, le donne sono le più sfruttate e sono la maggioranza tra i disoccupati. Il rapporto dellaFao (Organizzazio– ne per l'alimentazione e agricoltura) mette in luce lo stretto legame tra sottoalimentazione,analfabetismo e frequenza scolastica. Fame e impos– sibilità di accedere aun livellomini– modi istruzione si coniugano in una miscela letale che colpisce soprattut– to loro:due terzi delledonne nelTer– zomondo èanalfabeta, con la conse– guente riduzione dellapossibilità di procurarsi un reddito decente,sono, quindi,le più colpitedalla fame,che miete 852milioni di vittime. Il rapporto di Amnestylnternational ci diceche nel xxi secolo le donneso– no quelle che pagano il prezzo più al– toallaviolenza endemica della guer– ra, non solo come profughe costrette a lasciare tutto per salvarsi dalledi– struzioni dei conflitti bellici,ma come oggetto specifico di violenza che le , svilisce in quantodonne. Il rapporto di Amnesty colpisce per– chéevidenzia come coloroche si macchiano di crimini e violenze con– tro ledonne,godono dell'impunità che si basa sul trinomiodonna-og– getto-proprietà privata.In unmondo in cui continuamente si parla di dirit– to, giustizia,libertà edemocrazia,c'è uno spazio vuoto in cui sprofonda la maggiÒr partedell'umanità,ledon– ne, appunto, nei confronti dellequali, tutto è lecito. Oltre allo strapotereviolento degli uomini,contribuisce all'impunità an– che l'autocensura,che,sia per paura, sia perconsuetudine,da sempre le condanna: in quanto oggetti non possono ribellarsi,rispondere, repli– care. È chiaro che parlare di sviluppo economico in un clima simile risulta improbabile,ma la sfida sta proprio qui.Ogni aiuto sia a livello umano che politico-economico devecon– centrarsi prima di tutto sul recupero della dignità della donna avantag– gio della dignità umana globale. Un'opera complessache deve ga– rantire la salvaguardia delle singole culture e il rispetto delle differenti re– ligioni e tradizioni.Un esempiocon– creto ci viene dalla Scandinavia che ha dato il premio Nobel per lapace a una signora africana che da 30anni si batte cercandodi coniugarediritti delledonne,democrazia, economia sostenibile e tutela ambientale: la kenyanaWangari Maathai che lavora con la sua associazione,il GreenBelt Movement, piantandoalberi in zone affamate.Con tutto quel che può vo– ler dire in termini di coinvolgimento delle popolazioni locali e di creazio– ne di un circolo economico virtuoso. D obbiamo partireda due occhi che non ehiedono,ma che ci raccontano dei colori, e dalle tinte forti dell'Africa,dell'Asia,dell'A- merica Latina: un arcobaleno che a– spetta, pazientemente, la fine del temporale per poter esserevisibile. La luce èvita,quindi speranza.Una battaglia che fortunatamente ha contagiato il Dna dei singoli stati, dell'Unione europea e cheoggi esige di entrare apieno titolo nell'agenda politica in tutti i consessi internazio– nali in grado di cambiare le sorti del mondo.Cosl come semprepiù e con maggiore efficacia l'impegno per i diritti umani deve entrare nelle poli– ticheestere perseguite anche dai sin– goli governi,all'insegna di una glo– balizzazione dal volto veramente u– mano. ■ Le donne hanno fame di sapere e formazione professionale. ---------------------------------------------------------------------------------------------- MC OTTOBRE-NOVEMBRE 2007 ■ 9
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