Missioni Consolata - Ottobre/Novembre 2007
persinodelle forze dell'ordine. Anche laviolenza domesticaè un'altra graveemergenza,tanto che il problema ècostantemente nell'a– genda delConsigliod'Europa: l'orga– nizzazione internazionale,di cui fan– no parte 47 paesi,che ha come fina– lità la promozione dei diritti umani e la diffusionedellademocrazia. Un recente studio,commissionato dal governosvizzero,intitolato «Don– ne in un mondo insicuro»,riferisce che una percentualecrescentedi donnesubisce aggressioni fisiche da partedel partner o di altri compo– nenti maschi della propria famiglia. La violenzadomestica imperversa non solo nei paesi invia di sviluppo, che sono spessocarenti in termini di pro– tezione legale,ma anche nelle società industriali sviluppate, secondo la ri– cerca svizzera; negli Stati Uniti, pere– sempio, nonostante le rigide leggi contro la violenza di genere, una don– na su quattro èvittima di abusi. ANairobi mi ha colpita l'afferma– zionedi JuneZeitlin,delWedo (orga– nizzazione per l'ambientee losvilup– po delledonne, una rete internazio– nale che raggruppa decinedi associazioni di ogni regione del mon– do): «Si fa molta retorica sui diritti del– ledonne,magli interventi concreti sonodel tutto insufficienti.Nonostan– te le promesse fatte aPechino 12 anni fa,ancora oggi ben 40 paesi si rifiuta– no di adottare una legislazione con– tro la discriminazione delle donne, i– noltreanche in paesi in cui questa le– gislazioneè vigente soprawivono costumi etradizioni fortemente peri– colosi per le donne». Basti pensare che in India sonool– tre 700 ledonne uccise nel 2006,ma menodel 2%dei responsabili èstato condannato per omicidio. La violenza sulle donneèaggravata anchedallo statocrescentedi guerra che caratterizza il mondo dall'inizio del Millennio. È come se ledonne per– desseroterrenodi fronte all'escala– tion militareeallecrescenti spese per la difesa egli armamenti di molti go– verni; le risorseper gli interventi so– ciali e la cooperazione scarseggiano, ma ogni anno si spendono - secondo i dati del Sipri (l'Istitutodiricercasulla pace di Stoccolma)- milleeduecento miliardi di dollari in armi, una cifra che rappresenta 25 volte la spesa neces– saria per il raggiungimento degli O– biettivi del Millennio! «Cittadinedi seconda classe»,ma..• Purtroppo se n'è parlato poco sui nostri giornali,ma all'inizio di que– st'anno 200 tra scrittrici,artiste, parla– mentari eattiviste sociali degli Stati Uniti hanno lanciato un appelloalle donne di tutto il mondo per dare for– ma aun'alleanza globale contro la guerra. «Ne abbiamo abbastanza della guerra insensata in Iraq edel crudeleattacco ai civili in tutto il mondo-si legge nell'appello-.Ab– biamo seppellitomolti dei nostri a– mati e visto troppe vite mutilate per sempre.Questo non è il mondoche vogliamo per noi e i nostri figli». Martha Karua, attuale ministro della Giustizia e affari costituzionali del Kenya. Anche nei paesi che non sono col– piti dalla guerra, la condizione delle donne resta dura:cittadine di secon– da classe sia nel mondo ricco che nel mondo povero.Nonostante questo, le donne continuanoa lottare ealcu– ne, sia pure ancora troppo poche, rie- ' scono afarsi strada nel mondo politi– co e imprenditoriale. Vorrei citare tre esempi di successo, verificatisi di recente.Lo scorso luglio, in India, Pratibha Patii è stata eletta presidentedella repubblica:è la pri– ma donna capodi stato nella storia della potenza asiatica.Una nomina forse determinata più dagli interessi ' dei partiti in lizza che dal carisma del– la candidata;tuttavia la presenza di una donna al massimo livello istitu– zionale ha generatograndi speranze tra le donne indiane,anche perché in passato la Patii ha operato in organiz– zazioni femminili e si èbattuta per i diritti delledonne del suo paese. 112 e3agosto si è svoltoaQuito in Ecuador un incontro dal titolo «Don– neche trasformano l'economia». Vi hanno partecipato un centinaiodi rappresentanti di organizzazioni femminili di vari paesi dell'America Latina,che hannomesso in atto ini– ziativedi resistenza all'economia neoliberista e al Cafta (trattatodi li– bero commercio tra Usa eCentroa– merica). «Non siamo venutequi solo per dire no alTrattato eallo strapote– re dellegrandi multinazionali - ha detto Ana FeliciaTorres del Costa Ri– ca - siamo venute anche per dire sì:sl alla vita, sl ai diritti, sl all'educazione, alla casa,alla sicurezza alimentare. L'economia deve avere questi come obiettivi prioritari!». Il 7 agosto le donnedel Kenya hanno lanciato la Campagna Unmi– lionedi firme per50posti, un'iniziativa di pressione sul parlamento per far approvare una proposta di legge che riserva 50 seggi speciali alle donne. Tra gli ideatori della Campagna,c'è Martha Karua, ministro per la Giusti– zia eaffari costituzionali, una politica convinta che i suoi colleghi maschi siano più influenzabili da una mobili– tazione che da tanti studi edibattiti. Martha Karua ha spiegato cosl la pro– posta: «Si tratta di una misura di bre– ve termine, che può contribuire a sra– dicare le grandi disparità tra uomini edonne presenti nella società kenya– na e che si riflettono nella rappresen– tanza parlamentare». A lcuni anni fa,GertrudeMon– gella, già ministro dellaTanza– nia, fondatrice dell'Ong Awa (Advocacy for Women inAfrica) e at– tualmente prima presidente del Par– lamento pan-africano,mi disse:«Ci sono stati molti cambiamenti dalla Conferenza di Pechino, emolto posi– tivi. L'uguaglianza di uomini edonne sta diventando una realtà, non èpiù solo un argomento di cui conversare. Non abbiamoancora raggiunto tutti i traguardi che ci eravamo prefissi a Pechino, per varie ragioni,ma si sono fatti molti sforzi riguardo alla disu– guaglianza ealla discriminazione contro le donne.Ci sono leggi che puniscono la violenza contro le don– ne, leggi che richiedono una percen– tuale minima di rappresentanza fem– minile adiversi livelli nella società. Sono i primi risultati della conferenza di Pechino,occorre andare avanti».■ --------------------------------------------------------------------------------------------- 12 ■ MC OTTOBRE-NOVEMBRE 2007
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