Missioni Consolata - Ottobre/Novembre 2007
stata lo scorso luglio homonitorato lo svolgimento delle elezioni politi– che per conto del Consiglio d'Euro– pa, le donne in parlamento sono 1'11 %; una donna è stata fino a pochi mesi fa presidente della Cortecosti– tuzionale; un'altra è acapodella con– findustria locale. Dunque, nessun paese ha da inse– gnare ad altri in materia di pari op– portunità, di pieno riconoscimento del ruolo delle donne edi rispetto dei loro diritti fondamentali. La piattaforma con cui si concluse la Conferenzamondiale sulledonne, che si svolse aPechino nel 1995,ri– mane largamente incompiuta.Sesi escludono i progressi nella scolariz– zazionedelle bambine, gli altri tra– guardi sono ancora lontani.APechi– no, ad esempio, i capi di governo a– vevano concordato l'adozione di politiche per riservare alledonne il 30% dei seggi parlamentari,ma dieci anni dopo, solo il 15% di tutti i parla– mentari nel mondo sono donne. li latooscuro dellaglobalizzazione Esperti di sviluppodelleNazioni U– nitee leader dellasocietà civilefanno notare che,se alcune tendenze dell'e– conomia mondiale hannoavuto un impatto positivo sulla vita delle don– ne, vene sonoaltre che hanno inde– bolito la loro lotta per l'uguaglianza e– conomica e politica.Ad esempio le donne che,a milioni,vivono nelle a– ree rurali elavorano in agricolturaso– no diventate più povere emalnutrite acausa del passaggiodalla produzio– neper il fabbisogno alimentare locale aquella per il commercioe l'esporta– zione. Anche itagli alla spesa sociale, che sono stati al centrodellepolitiche di aggiustamentoeconomico imposte, negli ultimi 20 anni,ai paesi indebitati da Fondomonetario internazionalee Bancamondiale, hanno comportato unacrescita del disagiofemminile:in molti paesi invia di sviluppo,ledonne hanno persoqualsiasi sostegno pub– blico nella cura, nel nutrimentoe nel– l'educazionedei figli,con esiti spesso drammatici,mentre nei paesi indu– strializzati, sempre in nome del risa– namentodei bilanci statali,i servizi pubblici invece di aumentaresono spesso diminuiti;secondo un recente studiodell'Unicef,lacondizione dei bambini e delle loro madri è peggio– rata in molti paesi dell'Est Europa, passati dall'economia controllatadal– lo stato all'economia di mercato,a causa dei minori finanziamenti pub– blici a scuole, asili,ospedali. Anche l'Organizzazione internazio– nale del lavoro (Oil) lancia l'allarme sulla situazione delle donne lavora– trici, specialmente in realtà dove il sindacato è deboleo inesistenteco– me nellezone franche riservate ad a– ziende straniere che producono per il mercato estero. L'assenza di norme per la sicurezza e di qualsiasi forma L'onorevoleSabina Siniscalchi. di tutela sanitaria e di maternità e– spone queste lavoratrici aenormi ri– schi e al ricatto dei datori di lavoro. Secondo l'Oil, l'assenza di decent work (lavoro dignitoso),in Cina,In– dia edaltri paesi con un elevato tas– so di crescita economica, rappresen– ta il lato oscuro della globalizzazione. La discriminazionecontro le don– ne, sicuramente non è più stabilita per legge,ma è connaturata a pro– cessi economici esociali che genera– no o accentuano le ingiustizie. Ancora in troppi paesi, le donne sono escluse dall'accesso a risorse fondamentali per lo sviluppo.come il credito, la proprietà della terra e di al– tri strumenti di produzione, la forma– zione e la tecnologia. Occorre invertirequesta tendenza e ripartire dalla consapevolezza che uno sviluppo stabile eduraturo non può prescindere dal protagonismo delledonne.Sottoquesto profilo, la cooperazione allo sviluppo puòsvol– gere un ruolo fondamentale. Lo scorso gennaio ho partecipato al WorldSocia/Forum di Nairobi,dove la presenza delle reti femminili, so– prattutto africane,è stata formidabi- le:donne energiche e intelligenti che,a dispettodei pochi mezzi a loro disposizione, hanno voluto parteci– pare per portare la loro testimonian– za e le loro richieste.Hanno ribadito la volontà di essere artefici del pro– priosviluppoe padrone del proprio destino; hannomostrato gli ottimi progetti e le straordinarie esperienze che hanno saputo mettere in campo con piccoli aiuti. Donnecoraggiosee dinamiche che non si arrendono di fronte all'im– poverimentodel loro continente, che non si rassegnano alla perdita dei lo– ro uomini uccisi dalleguerre o emi– grati per cercare lavoro; donnecon– sapevoli della propria dignità eorgo– gliose delle risorse del proprio popolo.Donneche hannomoltoda insegnareal resto del mondo. È aquestedonne che dovrebbees– sere indirizzato l'aiuto internazionale; dovrebberoessere loroa ricevere la maggior partedelle risorse economi- ' che che arrivanodai paesi donatori. Purtropponon è cosl: il Dac (Develop– mentAid Committee) calcola che la quota dell'Aps (aiuto pubblicoallo sviluppo) destinataai progetti pro– mossi, realizzati eguidati dalle donne èancora minima.Un approccioche va radicalmente rivisto,se si vuoledawe– ro sostenere,attraverso lacooperazio– ne, il cammino di liberazionedal biso– gnodei popoli del Sud del mondo. Spesemilitari: un insultoalledonne Attraverso il recupero di dignità e di ruolo delle donne, passa anche la lotta contro la violenza che le bruta– lizza e le annienta in ogni parte del mondo. Nonostante la Convenzione Onu sull'eliminazionedi ogni forma di di– scriminazionecontro ledonne sia stata ratificata da 179paesi, la loro in– columità e la loro libertà è sempre piùminacciata da nuove guerre e conflitti,dal crescente traffico di es– seri umani e dal diffondersi dei movi– menti fondamentalisti. Gli studi delle agenzie dell'Onu sul– la violenza di genere sono pieni di dati agghiaccianti:si stima che ogni anno quasi unmilione di donne sia oggetto di trafficoe più dellametà sia destinata all'Europa.Oltre aessere sfruttate,queste donne sono in balia dellaviolenza di protettori,clienti e ---------------------------------------------------------------------------------------------- MC OTTOBRE-NOVEMBRE 2007 ■ ff
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