Missioni Consolata - Giugno 2007

MISSIONI CONSOLATA scuola sono presi di mira dai figli dei coloni, non arrestabili,emolti arabi stannoabbandonando le lorocase. «MODELLO»DEL CONFLITTO L'intera città racchiude in sé tutte le tensioni del conflitto israelo-palesti– nese, ma non solo:ha un valore sim– bolico enorme, che spinge i coloni, quei pochi che accettano di parlare, adireche potrebbero rinunciare a Tel Aviv ma «mai più ad Hebron». «Se non avessimo questearmi non potremmo stare qui»,dice Da– vid. «Abbiamo imparato anostre spese nel 1929 che degli arabi non possiamo fidarci». È impossibile, in- ■■ ■■ ■■■ fatti,capire la situazionedi oggi sen– za conoscere quel cheaccadde allo– ra: fatti troppo spesso ignorati,o sot– tovalutati, anchedai volontari inter– nazionali. Fino al '29, la comunità ebraica coesisteva con quella araba all'inter– nodi una Palestina sotto il mandato britannico.Hebron è una delle città più antiche del mondo ed è stata la prima capitaledel regno d'Israele. li Machpela,il cui nucleo più antico ha ben 5000 anni,è stato una chiesa durante la dominazione bizantina e, con l'invasione dei Mamelucchi, 700 anni fa,èdiventato unamoschea.Gli ebrei comprarono terree case nella città vecchia,ma non potevanoac- cedere al santuario. All'inizio del Novecento, la convi– venza cominciò adeteriorarsi,a cau– sa della campagna antisemita del Mufti di Gerusalemme Haji Amin AI– Hussein che scatenò pogrom in tut– ta la Palestina. Il più violento esplose proprio aHebron tra il 23 e il 24 ago– sto del '29. Ottantanoveebrei furo– nomassacrati, i superstiti evacuati dagli inglesi. Le immagini della stra– ge sono conservate all'interno del museo della comunità ebraica, nel cuoredella colonia.Mostrano uomi– ni edonne mutilati e bruciati. PACIFISTI - COLONI COMUNICAZIONE IMPOSSIBILE «Gli internazionali non visitano que– stomuseo», dice David, che oggi è il portavoce della comunità.«Pensano di sapere già tutto di noi». Vero è che i coloni non sono molto ben di– sposti verso gli stranieri.«Ma loroso– noconvinti che non abbiamo nes– sun diritto di stare qui.Eper questo vedono la situazionealla lucedei lo– ro pregiudizi». L'accusa di antisemitismo,se non addirittura di filonazismo,è la più comune rivoltaai volontari che ven– gono amonitorare la situazione. Per i pacifisti israeliani, l'accusa èquella di ingenuità,o anchedi essere colla– borazionisti o nemici del loro stesso popolo. li più famoso pacifista israe– liano, Uri Avnery,è stato pubblica– mente minacciato di morte da Baru- ' ehMarze(,un colonodi Tel Rumeida e politico di estrema destra noto per i suoi incitamenti all'odio.«La verità è che sono schiavi del passato», dice Eram, un attivista di SonsofA- braham, un'associazione israeliana che organizza tour nella parte pale– stinese di Hebron «perfar capire co- sa significa vivere sotto assedio».«La maggior parte degli israeliani non sa nulla di quel che accadequi,ma questi coloni sono un pericolo, per i palestinesi e per lo stesso Israele». REALPOLITIK Quale che sia la visione maggiorita– ria dell'opinione pubblica israeliana, i coloni sono sicuramente il princi– palemacigno sul percorso della roadmap, e in modocosl evidente che se n'è accorta persino laCasa Bianca.Nell'aprile del 2005, durante MC GIUGNO 2007 ■ 59

RkJQdWJsaXNoZXIy NTc1MjU=